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L’anabattismo veneto fu un movimento assai eterogeneo, nel quale confluirono da un lato l’esperienza dell’anabattismo trentino – tirolese legato originariamente alla “rivoluzione” contadina, dall’altro l’esperienza di alcuni antitrinitari napoletani studenti a Padova (la tradizione razionalistica del cui Studio ebbe non poche influenze sullo sviluppo dottrinale delle idee anabattiste), capeggiati da Girolamo Busale , e fu caratterizzato da un’originale confluenza di una componente popolare con una dotta ed umanistica.

Nel 1546 il movimento organizzò i cosiddetti Collegia Vicentina, leggendarie riunioni anabattiste che si tenevano presso alcuni palazzi della nobiltà di Vicenza, nelle quali si dibattevano questioni dottrinali e organizzative (e cui parteciparono intellettuali di un certo peso, come Giampaolo Alciati, Giorgio Biandrata , Francesco Negri , Matteo Gribaldi Mofa , Nicolò Paruta, Valentino Gentile, Girolamo Busale, Bernardino Ochino , Lelio Sozzini, nonché Francesco Della Sega e Giulio Gherlandi, che in tale occasione si conobbero e posero le basi del loro lungo sodalizio, che li condurrà a un martirio comune.

Il movimento fu talmente forte da riuscire ad organizzare in segreto, a Venezia, nel settembre 1550, un’adunanza generale per risolvere le dispute teologiche interne, cui parteciparono più di sessanta tra vescovi e preti (il movimento anabattista si era dato una struttura gerarchica concorrente con quella della Chiesa romana) e che si protrasse per quaranta giorni di seguito. Nel corso di questo "concilio" anabattista la posizione più "moderata" del leader del movimento, il misterioso Tiziano dovette confrontarsi con quella più radicale di Busale e altri, che, tra l'altro, negavano la divinità di Cristo e affermavano la mortalità dell'anima.  

Alla fine del 1551, tuttavia, il movimento anabattista subì un colpo mortale a causa della delazione di don Pietro Manelfi, prete cattolico e vescovo anabattista, in seguito alla quale l’Inquisizione romana inviò a Venezia il domenicano Girolamo Muzzarelli, che, il 18 dicembre 1551, riuscì a convincere il Consiglio dei Dieci a procedere duramente contro il movimento. Ne seguì la dispersione degli anabattisti veneti, i quali trovarono rifugio soprattutto nelle comunità dei Fratelli hutteriti impiantatesi in Boemia.

Bibliografia

  • C, Ginzburg, I costituti di don Pietro Manelfi, Firenze-Chicago 1970
  • G. Politi, Gli statuti impossibili. La rivoluzione tirolese del 1525 e il “programma” di Michael Gaismar, Einaudi, Torino 1995
  • A. Stella, Dall’anabattismo al socinianesimo nel Cinquecento veneto, Padova 1967 
  • A. Stella, Anabattismo e antitrinitarismo in Italia nel XVI secolo, Padova 1969
  • A. Stella, Dall’anabattismo veneto al “Sozialevangelismus” dei fratelli hutteriti e all’illuminismo religioso sociniano, Roma 1996

Voci correlate