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Cantimortor
Delio Cantimori (Russi, 30 agosto 1904 – Firenze, 13 settembre 1966) è stato uno storico italiano.

Biografia

Delio Cantimori fu il primogenito dei tre figli di Carlo e Silvia Sintini. Frequentò il ginnasio a Forlì e il liceo "Dante Alighieri" a Ravenna, dove ebbe come insegnante di filosofia Galvano Della Volpe. Nel 1924 entrò come allievo della classe di Lettere della Scuola Normale Superiore di Pisa. 

Dal mazzinianesimo familiare, Cantimori approdò negli anni pisani a un fascismo di impronta repubblicana e anticlericale. Il fascismo era visto come il coronamento della vicenda risorgimentale italiana. In seguito, durante gli anni trenta avrebbe manifestato sempre più interesse per il nazionalsocialismo tedesco, sulle cui origini progettò di scrivere un libro, quasi completato nel 1939. Si trattava di un'evoluzione ideologica coerente, nell'interpretazione recente di diversi storici (Di Rienzo, Simoncelli, D'Elia), che non si stupiscono del successivo passaggio di Cantimori al comunismo. D'altronde, come ha affermato Piero Craveri, fin dalla giovinezza Cantimori mostrò un "interesse continuo per il tema della "rivoluzione nazionale", che sarebbe filtrato, attraverso una costante e contradittoria evoluzione, dal binomio mazziniano di rivoluzione-repubblica nell'adesione giovanile a talune analisi sul rapporto tra strutture sociali e Stato, proprie della pubblicistica fascista e nazionalsocialista, e infine nel contributo del C. dopo la liberazione alle polemiche ideologiche della cultura di sinistra"[1]

Durante gli anni passati come studente alla Normale, Cantimori si legò molto a Giovanni Gentile e famiglia (ai rapporti molto stretti con il maestro, si aggiunse la frequentazione assidua di suo figlio Giovannino Gentile, allora studente in Fisica alla Normale). Il legame con la famiglia Gentile è stato giustificato da alcuni storici con l'entusiasmo del giovane Cantimori per la filosofia attualista, per altri vi era anche una componente di opportunismo.

Si laureò il 21 giugno 1928 discutendo con Giuseppe Saitta la tesi Ulrico di Hutten e le relazioni tra Rinascimento e Riforma, che pubblicò nel 1930 con il titolo Ulrich von Hutten e i rapporti tra Rinascimento e Riforma. Questa tesi, insieme ad altri studi pubblicati in quegli anni, per es. il lavoro su Bernardino Ochino, uomo del Rinascimento e riformatore (1929),  fu il preludio dei suoi successivi studi sui movimenti ereticali del Cinquecento.

Nel 1929 superò il concorso per insegnare storia e filosofia nei licei e divenne insegnante al liceo classico Dettòri di Cagliari, dove ha, tra i suoi allievi, il futuro romanziere Giuseppe Dessì. Nel 1931 prese la seconda laurea in Letteratura tedesca presso l'Università di Pisa, e si trasferì al liceo classico "Ugo Foscolo" di Pavia. Ottenuta una borsa di studio, si trasferì presso l'Università di Basilea per studiarvi teologia. A Basilea conobbe  il teologo protestante Karl Barth. Tornò in Italia nel luglio del 1932 e, grazie a un'altra borsa di studio, nel 1933 compì un soggiorno di un anno in Svizzera, in Austria, in Germania, in Polonia e in Inghilterra, raccogliendo molto materiale documentario per il suo progetto di uno studio sugli eretici italiani del Cinquecento, concretizzatosi nel 1939 con la pubblicazione per i tipi di Sansoni della sua opera più importante, Eretici italiani del Cinquecento

Nel 1934 Giovanni Gentile gli fece avere un posto di assistente presso l'Istituto Italiano di Studi Germanici di Roma. Nel 1936 pubblicò per Sansoni con sua introduzione una serie di scritti di Carl Schmitt, dal titolo  Principi politici del nazionalsocialismo. Verso la fine del 1939 abbandonò la stesura del suo libro sulle origini del movimento nazionalsocialista tedesco. Nel frattempo completò alcuni articoli per il Dizionario di Politica del Partito Nazionale Fascista, pubblicato dalla Treccani nel 1940, tra cui la voce "Onore", molto discussa nel più recente dibattito storiografico poiché, secondo alcuni storici (Di Rienzo e D'Elia in particolare) rappresenterebbe una prova evidente della convinta adesione di Cantimori alle teorie razziste nazionalsocialiste.

Nel 1939 Cantimori ottenne una cattedra di storia moderna presso la Facoltà di Magistero dell'Università di Messina. Nel 1940 avveniva il tanto agognato ritorno alla Normale, su chiamata di Gentile.

Sposatosi con Emma Mezzomonti, militante comunista, l'influenza di questa ebbe una certo peso nel lento e graduale avvicinarsi di Cantimori al Partito Comunista Italiano. Alla caduta del Fascismo nel 1943 Gentile offerse a Cantimori il posto di vice-direttore della Normale, ma stavolta egli rifiutò, rispondendo sprezzantemente all'antico maestro che appena tre anni prima lo aveva fatto rientrare a Pisa e all'ombra del quale si era svolta tutta la sua carriera fino a quel momento. Interrotto l'insegnamento nel periodo della Repubblica di Salò, riprese il suo posto alla Normale nel 1944, con la nomina di Luigi Russo a direttore della Scuola. I rapporti col PCI, cui si iscrisse ufficialmente nel 1948, ebbero un certo peso nell'evitare a Cantimori la perdita della cattedra e altre sanzioni da parte della commissione di epurazione per il suo passato di attivista fascista e intellettuale di regime. Nel dopoguerra Cantimori fu una personalità di spicco tra gli intellettuali legati al PCI e di sinistra. Uscì tuttavia dal PCI nel 1956 in seguito ai fatti d'Ungheria. In questo periodo fu consulente editoriale per Einaudi, scrisse sul "Politecnico" e su "Società". Tra il 1951 e il 1952 tradusse con la moglie il primo libro del Capitale di Karl Marx. Dopo l'uscita dal PCI i suoi interessi si allontanarono sempre più dall'attualità e si orientarono di nuovo allo studio del Cinquecento.

Morì cadendo accidentalmente dalle scale della biblioteca della sua abitazione di Firenze il 13 settembre 1966.

Eredità storiografica

Allievi

Anche se non è esistita una "scuola" cantimoriana in senso stretto, molti storici che hanno ricoperto o ricoprono importanti posizioni accademiche sono stati suoi allievi a Pisa, e si sono costantemente richiamati alla sua figura e al suo modello di insegnamento e ricerca. Tra questi: Armando Saitta, Giovanni Miccoli, Carlo Ginzburg, Adriano Prosperi, Silvana Seidel Menchi.

Cantimori nel dibattito storiografico

La figura di Cantimori è stata al centro di accesi dibattiti negli ultimi anni, concentratisi soprattutto sull'evoluzione della sua ideologia politica, sulle sue oscillazioni e sui suoi momenti di crisi. In sede scientifica nel 2004, in occasione del centesimo anniversario della nascita, sono stati organizzati due convegni dall'impostazione molto diversa tra loro, il primo alla LUISS di Roma, il secondo alla Normale di Pisa. In sede giornalistica nel 2007 si è svolta una polemica tra vari storici sul passaggio di Cantimori dal fascismo al comunismo e sul suo presunto nazionalsocialismo.

Vedi :

Opere

  • Eretici italiani del Cinquecento. Ricerche storiche, Sansoni, Firenze, 1939 (1ª edizione). Cfr. anche la terza edizione, con introduzione e note di Adriano Prosperi, pubblicata da Einaudi nel 1992, nella collana Biblioteca di cultura storica.
  • Utopisti e riformatori italiani. 1794-1847. Ricerche storiche, Sansoni, Firenze 1943
  • Il 1848-1849. Conferenze fiorentine di C. Barbagallo, G. Sereni, L. Russo, I. Pizzetti, A. Levi, R. Baccelli, A. C. Temolo, D. Cantimori, R. Salvatorelli, con introduzione di G. Calò, Firenze, Sansoni, 1950 
  • Giacobini italiani (con Renzo De Felice), Laterza, Roma-Bari 1964
  • Storici e storia, Einaudi, Torino 1971Storici e storia, Einaudi, Torino 1971
  • Studi di storia vol. 1 - Divagazioni sullo storicismo. Approssimazioni marxiste, Einaudi, Torino 1976
  • Studi di storia vol. 2 - Umanesimo, Rinascimento, Riforma, Einaudi, Torino 1976 
  • Studi di storia vol. 3 - Critici, rivoluzionari, utopisti e riformatori sociali. Commenti, lettere, Einaudi, Torino 1976
  • Umanesimo e religione nel Rinascimento, Einaudi, Torino 1980
  • Politica e storia contemporanea. Scritti 1927-1943, Einaudi, Torino 1991
  • The correspondence of Roland H. Bainton and Delio Cantimori, 1932-1966: an enduring transatlantic friendship between two historians of religious toleration with an appendix of documents; edited by John Tedeschi, Firenze, L. S. Olschki, 2002  

Note

  1. P. Craveri Delio Cantimori in DBI, vol. 18 (1975)]

Bibliografia

  • Patricia Chiantera Stutte, Delio Cantimori. Un intellettuale del Novecento, Roma, Carocci. 2011
  • Michele Ciliberto, Intellettuali e fascismo: saggio su Delio Cantimori, Bari, De Donato, 1977
  • Eric Cochrane, John Tedeschi, Delio Cantimori: Historian , "The Journal of Modern History", Vol. 39, No. 4 (Dec., 1967), pp. 438-445
  • Nicola D'Elia, Delio Cantimori e la cultura politica tedesca (1927-1940), Roma, Viella, 2007
  • Delio Cantimori e la cultura politica del novecento, a cura di Eugenio Di Rienzo e Francesco Perfetti, Firenze, Le Lettere, 2009
  • Eugenio Di Rienzo, Un dopoguerra storiografico. Storici italiani tra guerra civile e prima Repubblica. 1943-1960, Le Lettere, Firenze 2004 
  • Eugenio Di Rienzo, Un dopoguerra storiografico: due o tre cose che so di lui in  "Nuova storia contemporanea", 4, 2005
  • Giovanni Miccoli, Delio Cantimori: La ricerca di una nuova critica storiografica, Torino, Einaudi, 1970
  • Roberto Pertici, Mazzinianesimo, fascismo, comunismo: l'itinerario politico di Delio Cantimori (1919-1943), in «Storia della storiografia», 31, 1997
  • Gennaro Sasso, Delio Cantimori: filosofia e storiografia, Pisa, Edizioni della Normale, 2005
  • Paolo Simoncelli, La Normale di Pisa. Tensioni e consensi (1928-1938): appendice, 1944-1949, Franco Angeli, Milano 1998
  • Paolo Simoncelli, Cantimori e il libro mai edito. Il movimento nazionalsocialista dal 1919 al 1933, Le Lettere, 2008

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