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Il concilio di Trento nacque come risposta alla Riforma protestante. Se in un primo momento tra i fautori del concilio vi erano molti (tra i quali l'imperatore Carlo V e la fazione curiale degli "spirituali") che lo vedevano come uno strumento per sanare lo scisma luterano, alla fine esso, la cui evoluzione fu profondamente influenzata dalle vicende politico-ecclesiastiche contingenti, sancì la più dura condanna delle eresie e la riorganizzazione della Chiesa cattolica, definendo i canoni dell'ortodossia e della liturgia, nuove norme sulla disciplina del clero, sul ruolo dei vescovi e della gerarchia, che hanno contraddistinto.il volto della Chiesa moderna e contemporanea. Una apposita congregazione cardinalizia, la Congregazione del Concilio, venne creata da papa Pio IV il 2 agosto 1564 con la costituzione apostolica Alias nos  , col compito di coordinare e vigilare sull'applicazione dei decreti tridentini. Tale congregazione, progressivamente indebolitasi in età contemporanea, cessò di esistere nel 1967 allorché Paolo VI creò Congregazione per il Clero, che ne assorbì le residue funzioni.
Concilio Trento Museo Buonconsiglio.jpg

Il concilio come strumento di risoluzione del conflitto con i Protestanti

Già Lutero, a seguito della bolla Exsurge domine (15 giugno 1520) di Leone X che lo scomunicava, evocò lo strumento tradizionale del concilio come risoluzione del conflitto. Tuttavia per Lutero il concilio doveva essere libero e neutrale e svolgersi in Germania, e il rappresentante del papa alla dieta di Worms (1521), Girolamo Aleandro, non poté assolutamente accettare tale opzione.

Nel 1537 Paolo III tentò una convocazione del concilio prima a Mantova e poi a Vicenza, ma l'ipotesi venne ben presto accantonata. Si tentò allora la strada dei coiloqui religiosi con i protestanti: il più importante di essi, quello di Ratisbona, che vide la partecipazione del cardinale Gasparo Contarini, il più attivo fautore della riconciliazione, che, per giungere ad un accordo sulla questione della salvezza, propose ai luterani fautori della iustificatio sola fide  la formula teologica della "doppia giustificazione" (l'uomo è giustificato per fede, ma deve confermare concretamente questa giustificazione attraverso le sue opere), fallì miseramente. Al di là delle questioni dottrinarie, quel che divideva le parti era una idea di Chiesa profondamente divergente.

Il concilio di Trento: organizzazione, vicissitudini e decreti

La prima fase del concilio (Trento e Bologna, 1545-48)

Nel 1542, anno della morte del Contarini, avvenne la prima convocazione a Trento. La sede pareva un buon compromesso, trattandosi di un principato vescovile facente parte del Sacro Romano Impero di Carlo V, il cui principe-vescovo era doppiamente obbligato al papa e all'imperatore. Ma non se ne fece di nulla fino al dicembre 1545. Il concilio, presieduto dai cardinali legati Del Monte, Cervini e Pole,con monsignor Angelo Massarelli segretario generale, vedeva alla sua apertura la partecipazione di soli 31 vescovi, quasi tutti italiani. La guerra di Carlo V contro la lega di Smalcalda, iniziata nell'aprile 1546, impedì la partecipazione all'assemblea di delegati protestanti. Il concilio si organizzò in tre congregazioni, che discutevano una dopo l'altra le varie questioni all'ordine del giorno: a) teologi, b) congregazioni generali di tutti i prelati, c) apposite deputazioni. I vescovi, i priori generali degli ordini religiosi e i rappresentanti delle congregazioni monastiche detenevano il diritto di voto. 

Una prima importante deliberazione, che andava contro alla concezione protestante del primato della Scrittura, fu presa nella quarta sessione dell'8 aprile 1546: fondamenti della fede erano, con pari importanza, la Scrittura e la Tradizione. Un altro decreto importante fu promulgato nella quinta sessione del 17 giugno 1546, quello sul Peccato originale: si stabiliva, contro l'opinione dei protestanti, che esso veniva completamente mondato dal battesimo.

Mentre ferveva la guerra, e le truppe protestanti minacciavano di invadere i territori trentino-tirolesi, si svolse il dibattito sulla questione teologica più spinosa, quella della giustificazione. Dopo lunga e tormentata discussione, la deliberazione finale venne approvata nella sesta. sessione del 7 gennaio 1547. Il decreto insisteva sulla cooperazione tra la grazia giustificante e i meriti nel procurare la salvezza all'uomo. L'eccessiva insistenza sui meriti fu all'origine del dissenso del cardinal Pole, il quale si ritirò dal concilio sotto pretesto di malattia per non votare una risoluzione che non condivideva. Nella stessa sessione venivano approvati il decreto sull'obbligo della residenza dei vescovi nelle proprie diocesi (un'assenza ingiustificata di oltre sei mesi era deprecata) e il decreto sui sacramenti, fissati nel numero di setti. Anche quest'ultimo costituiva di fatto una severa condanna della dottrina protestante, che riteneva tali solo i sacramenti del Battesimo e della Cena (eucarestia).

In seguito a un'edpidemia di tifo, nell'ottava sessione dell'11 marzo 1547 si decise il trasferimento a Bologna. In effetti l'epidemia di tifo, che pure fece alcune vittime tra i prelati, fu un ottimo pretesto per spostare l'assemblea in una città sotto il controllo politico diretto del papa, facente parte dello Stato della Chiesa, e limitare così l'influenza dell'imperatore, che protestò vivamente. Il 24 aprile 1547 nella decisiva battaglia di Muhlberg Carlo V infliggeva per di più una disfatta clamorosa alla lega dei principi protestanti, di fatto annientata: adesso la partecipazione dei protestanti al concilio e la conseguente riconciliazione potevano essere imposte manu militari: l'Interim di Augusta imponeva di fatto ai protestanti la dottrina cattolica romana con alcune concessioni (per es. la comunione sub utraque specie e il matrimonio dei preti); lo spostamento del concilio a Trento mise i bastoni tra le ruote ai piani dell'imperatore, che era riuscito anche ad imporre ai protestanti l'invio di una loro delegazione a Trento (a Bologna, in territorio dello Stato della Chiesa era improponibile). Proprio a causa dell'opposizione imperiale il proseguimento delle sessioni conciliari a Bologna ebbe breve vita e il concilio fu di fatto sospeso nel 1548.

La seconda fase tridentina (1551-52)

Il concilio fu riconvocato da papa Giulio III per il 1° maggio 1551 (dodicesima sessione) a Trento, sotto la direzione del cardinal legato Crescenzio, coadiuvato dai due vescovi Pighino e Lippomano. Il più importante tra i decreti approvati fu quello sull'eucarestia (conferma della dottrina della transustanziazione contro la consustanziazione protestante). Questa fase del concilio vide l'effimera partecipazione di una delegazione protestante. Nel marzo 1552 Maurizio di Sassonia, postosi alla guida dei principi protestanti e alleatosi con la Francia, riprese le ostilità contro Carlo V. L'imperatore fu colto di sorpresa dall'offensiva e dovette fuggire in tutta fretta da Innsbruck, dove si trovava per seguire da vicino l'evoluzione del concilio. Di fronte al precipitare della situazione politico-militare, il 28 aprile il concilio fu sospeso a tempo indeterminato.

La terza ed ultima fase (1562-63)

Per diversi anni non si parlò più di concilio. Se le ostilità tra Carlo V e i Francesi si interruppero con le tregue di Vaucelles (febbraio 1556), l'intransigente papa Paolo IV, fieramente ostile all'imperatore, deprecava l'ipotesi di un concilio in territorio protestante. Per la sua attività di riforma, papa Carafa si servì di una apposita congregazione per la riforma e ventilò la convocazione di un concilio a Roma sotto la sua personale direzione. Paolo IV, poi, intraprese una guerra contro Carlo V e Filippo II (settembre 1556-settembre 1557) e convinse i Francesi a riprendere le ostilità contro l'imperatore (gennaio 1557). In seguito la Francia, sempre più minata dai conflitti religiosi interni che esplosero negli anni sessante, subiva una dura batosta militare a San Quintino (agosto 1557) ed era costretta a firmare il trattato di Cateau-Cambrésis (1559). Solo con l'avvento di un nuovo pontefice, Pio IV, il concilio poté essere riconvocato (bolla del 29 novembre 1560), ma in un contesto ormai profondamente diverso: l'Impero di Carlo V non esisteva più, diviso tra i domini spagnoli di Filippo II e quelli tedeschi del nuovo imperatore Ferdinando, e la frattura protestante era ormai insanabile: l'Europa era ormai entrata nell'epoca delle opposte confessionalizzazioni. 

Il concilio si riaprì dunque a Trento il 18 gennaio 1562, diretto dai cardinali legati Seripando e Gonzaga.Un gravissimo contrasto esplose sulla natura dell'obbligo di residenza dei vescovi. Una parte dell'assemblea, infatti, sosteneva che esso fosse sancito de iure divino, il che scavalcava l'autorità del papa. Oltretutto nel marzo 1563 morivano entrambi i cardinali legati (il 2 marzo il Gonzaga e il 17 il Seripando), che furono sostituiti da Giovanni Morone, perseguitato per eresia da Paolo IV ma assolto da Pio IV, e da Bernardo Navagero, ex ambasciatore veneziano a Roma proprio sotto papa Carafa ed elevato al rango cardinalizio da Pio IV. Se il ruolo di Navagero fu più defilato, l'azione di Morone diede nuovo slancio ai lavori dell'assemblea, che approvò l'importante decreto dei seminari (14 luglio 1563, ventitreesima sessione) e successivamente mise mano a un'importante serie di decreti sulla riforma della Chiesa e di ulteriore definizione dei dogmi (ventiquattresima sessione dell'11 novembre 1563 e venticinquesima ed ultima del 3-4 dicembre 1563). I decreti di fiforma riguardavano i doveri dei cardinali e dei vescovi e dei preti, l'organizzazione delle  diocesi e delle province ecclesiastiche (e relativi sinodi e concili), la regolamentazione degli ordini religiosi etc. Sul fronte dogmatico, venne ribadita la sacralità del matrimonio e ne vennero fissati i criteri di validità, appositi decreti furono promulgati sulle dottrine del Purgatorio e delle indulgenze, nonché sul culto di santi, reliquie ed immagini. 

Sciolto infine il concilio dai cardinali Morone e Navagero nel dicembre 1563, Pio IV ne confermò i decreti il 26 gennaio 1564, ed istituì la Congregazione del Concilio. Fu poi compito del successore Pio V far pubblicare i decreti ed inviarne la stampa a tutti i vescovi nei vari angoli del mondo, nonché pubblicare il Catechismo Romano, una summa della dottrina tridentina ad uso dei parroci,come auspicato dal concilio stesso..  

Bibliografia

  • H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, 4 voll., Morcelliana, Brescia, 1973-1982
  • P. Prodi, W. Reinhardt, Il concilio di Trento e il moderno, Il Mulino, Bologna 1997
  • A. Prosperi, Il concilio di Trento: un'introduzione storica, Einaudi, Torino 2001
  • A: Tallon, Le concile de Trente,  Edition du Cerf, Paris 2000
  • A. Tallon, Concilio di Trento in DSI, vol. 1, pp. 364-67

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