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Castello
Mario Galeota
(Napoli ca.1499-1585) è stato un nobile napoletano perseguitato dall'Inquisizione romana.

BiografiaModifica

Compì studi di scienze applicati all'arte militare e umanistici.

Frequentò il circolo di Juan de Valdés e fu uno dei suoi più appassionati sostenitori. Assunse personalmente due scrivani, il bresciano Giusto Seriato e poi lo spagnolo Juan de Miero, col compito di trascrivere le opere valdesiane da diffondere per l'Italia.

A partire dal 1548 Galeota fu inquisito per eresia. Negli anni del papato di Paolo IV fu detenuto nelle carceri dell'Inquisizione. Alla morte di Paolo IV, il 18 agosto 1559, il popolo romano assaltò il palazzo dell'Inquisizione e liberò i prigionieri. Al contrario di altri compagni di prigionia, come Bartolomeo Spadafora, Galeota non si allontanò da Roma, il che fu considerato un attenuante. Sotto il papato di Pio IV abiurò e la persecuaione contro di lui terminò. Scontata la pena detentiva di cinque anni inflittagli da Pio V nel 1567 e allontanatosi dalle discussioni religiose e dalla propaganda attiva, non ebbe più noie da parte dell'Inquisizione.

Morì vecchissimo nel 1585.  

BibliografiaModifica

  • P. Lopez, Il movimento valdesiano a Napoli. Mario Galeota e le sue vicende col Sant'Uffizio, Fiorentino, Napoli 1976
  • A. Pastore, Galeota, Mario in DBI, vol. 51 (1998)