FANDOM


Lippomano stemma
Alvise
o Luigi Lippomano (Veneiza, 1496-Roma, 15 agosto 1559) è stato un vescovo e diplomatico al servizio della Santa Sede.

BiografiaModifica

Famiglia, formazione e primi passi della carriera ecclesiasticaModifica

Figlio illegittimo di un banchiere veneziano (Bartolomeo Lippomano), studiò a Padova e a Roma, dove giunse nel 1522, intraprendendo la carriera ecclesiastica. Protonotario apostolico dal 1529 e cameriere segreto del papa dal 1535, nel 1539 fu nominato vescovo di Metone. Nel 1542 fu inviato nunzio in Portogallo della sua prima missione diplomatica come nunzio, e vi restò fino al 1545. Partecipò quindi al concilio a Trento e a Bologna, facendosi notare per le sue posizioni intransigenti. Coadiutore con diritto di successione del vescovo di Verona, il cugino Pietro, dal 1538 (nomina ottenuta grazie al favore di Gian Pietro Carafa), gli succedette nel 1548 alla sua morte durante una missione.

La legazione in GermaniaModifica

In quello stesso anno fu inviato, insieme a Sebastiano Pighino, come legato straordinario in Germania, per coadiuvare il nunzio ordinario Pietro Bertano. Visitò Innsbruck, Magonza e Colonia, venendo accolto con grande ostilità, giungendo quindi nel dicembre presso la corte di Carlo V a Bruxelles. Vi rimase fino al giugno 1549, passando quindi da Salisburgo, Ingolstadt e Dillingen, sulla via del ritorno a Verona.

Vescovo di Verona e presidente del concilioModifica

Appena rientrato a Verona si occupò del processo contro gli eretici veronesi. Raccomandato dall'amico cardinale Marcello Cervini, fu nominato terzo presidente del concilio di Trento, al fianco del cardinale legato Marcello Crescenzio e di Sebastiano Pighino. Si servì come consiglieri teologici di Ignazio di Loyola, Diego Laínez e Alfonso Salmerón. Interrottosi il concilio nell'aprile 1552, fino al 1555 si occupò del governo della sua diocesi di Verona, compiendo numerose visite apostoliche.

La difficile nunziatura in PoloniaModifica

Fu nominato nunzio in Polonia da Giulio III nel gennaio 1555, e confermato da Paolo IV a giugno. Si fermò ad Augusta, per rappresentare, insieme al nunzio in Germania Zaccaria Dolfin, gli interessi della Santa Sede presso la dieta che sancì la celebre pace religiosa.

La nunziatura in Polonia aveva lo scopo di convincere il re polacco Sigismondo II, che di fatto concedeva un’ampia libertà di culto ai suoi sudditi, a procedere duramente contro la diffusione delle nuove idee religiose nel suo regno. Fu una legazione difficilissima e piena di difficoltà, e, infine, fallimentare. Giunse a Vilnius, capitale del Regno di Polonia, il 28 ottobre 1555, venendo accolto con molta freddezza dal re e dai cortigiani. Sigismondo II dichiarò al nunzio “esservi due soli mezzi per provvedere allo scompiglio della religione nel suo regno: un concilio ecumenico, impossibile però date le circostanze del momento, o un concilio nazionale”[1]. Il Lippomano fece subito presente al re polacco il pericolo che un eventuale concilio nazionale si concludesse colla creazione di una Chiesa polacca indipendente dalla Chiesa Romana e, di contro, chiese l’attuazione di una dura repressione nei confronti dei riformati polacchi. In seguito tentò di guadagnare dalla sua parte il potente principe Radziwill, protettore dei riformati polacchi, e perorò col re polacco il supplizio di alcuni dei principali capi riformati; saputosi ciò, subì le invettive e gli scherni dalla propaganda protestante, venendo altresì minacciato di morte. Scoraggiato, nell’aprile 1556 chiese quindi di poter rientrare a Roma, cosa che poté fare soltanto all’inizio del 1557[2].

Gli ultimi due anni a RomaModifica

Lippomano giunse a Roma nel giugno 1557, e fu uno dei più fidati collaboratori di Paolo IV, che lo nominò suo primo segretario (succedette a Giovanni Della Casa). Nell'aprile 1558 fu nominato vescovo di Bergamo (succedendo a Vittore Soranzo) e cedette la diocesi di Verona al nipote Agostino Lippomano. A causa dei natali illegittimi non riuscì ad ottenere il cardinalato. Morì a Roma nell'agosto 1555.

NoteModifica

  1. L. von Pastor, Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo, vol. VI, Desclée, Roma 1922, p. 525
  2. Cfr. L. von Pastor, Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo, vol. VI, cit., pp. 524-32

OpereModifica

Lippomano fu autore di diversi testi dogmatici e agiografici:

  • Sermoni sopra tutte le principali feste dell'anno (Venezia 1536)
  • Esposizione volgare sopra il Simbolo, Venezia, G. Scoto, 1541)
  • Catena in Genesim (Parigi, C. Guillard, 1545) Catena in Exodum (ibid., C. Guillard, 1550)
  • Catena in Psalmos (pubblicata postuma dal nipote Andrea, Roma, In aedibus Populi Romani, 1585)
  • Confirmatione et stabilimento di tutti li dogmi cattolici
  • Sanctorum priscorum patrum vitae (voll. I-V, Venezia, Al segno della speranza, 1551-56; VI, Roma, Ex officina Salviana, 1558; VII-VIII, ibid., A. Blado, 1558 e 1560,vol. VIII pubblicato postumo dal nipote Girolamo).

BibliografiaModifica

  • L. Tacchella, Visite pastorali di Luigi Lippomano 1553-1555, in "Vita veronese", XXXI (1978), pp. 130-134, 201-208, 260-267;
  • Id., Il processo agli eretici veronesi nel 1550: s. Ignazio di Loyola e Luigi Lippoano (carteggio), Morcelliana, Brescia 1979
  • Id., Paolo IV e la Nunziatura in Polonia di Luigi Lippomano vescovo di Verona (1555-1557), In "Miscellanea Historiae Pontificiae", 50 (1983)